Stampare una bistecca commestibile progettata al computer? Il futuro delle stampanti 3D

Stampare una bistecca commestibile progettata al computer? Il futuro delle stampanti 3D

Potrebbe essere un’invenzione degna di Star Trek: replicare tessuti commestibili da una periferica hardware connessa al computer. Si tratta di un progetto da 350 mila dollari finanziato da Peter Thiel, uno dei fondatori di PayPal, chiamato Modern Meadow. Obiettivo? Realizzare una stampante 3D in grado di produrre alimenti commestibili, tipo bistecche!

Le stampanti 3-D sono da anni una realtà produttiva (l’Economist qualche mese fa ha parlato di «terza rivoluzione industriale» alle porte). Un giorno non lontano ognuno di noi si potrà fare il proprio telefonino (o un violino) in casa. Poi ci sono le bio-printer, attualmente in fase sperimentazione, per esempio nel settore della medicina rigenerativa. Gli scienziati hanno stampato da un computer porzioni di pelle, di muscolo, di vasi sanguigni. Non è escluso che in futuro si possano ottenere organi complessi.

La Modern Meadow era nata in origine per ricreare i tessuti nella medicina rigenerativa, che depositando su un supporto un film di cellule ricrea lembi di pelle per gli ustionati. Perché non usare la stessa tecnologia per creare bistecche di manzo? La Bio-stampante 3D, che al posto dell’inchiostro usa cellule, è in grado di creare un vero e proprio tessuto organico del tutto simile alla carne. L’idea è di ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti in batteria a scopo alimentare. Entro breve verrà prodotto il primo “boccone” d’assaggio, lungo circa 2,5 cm.

La tecnica del “bioprinting” funziona davvero come una stampante 3D, che attraverso dei sofisticati macchinari è capace di produrre nuovi tessuti tridimensionali. Al posto dell’inchiostro si usa un fluido contenente cellule, che vengono poi aggregate fra loro e plasmate. Un prototipo ideato nel 2010 da Gabor Forgacs, uno dei fondatori di Organovo (azienda californiana) e professore all’Università del Missouri, funzionava «con due testine di stampa: una per il piazzamento di cellule umane, l’altra per inserirvi un gel, una matrice di supporto o un sostegno. Una volta fabbricato, il tessuto viene poi lasciato “riposare” uno o due giorni, per permettere alle cellule di fondersi bene insieme». Questo per dar vita a strutture biologiche a tre dimensioni.

Realizzare carne dovrebbe essere più semplice che creare un organo. Grosso modo la printer 3D funziona «a strati»: il software del computer manda alla stampante le informazioni dell’oggetto da stampare come se lo dividesse in tante sottilissime «fette digitali». Dalle fette digitali alla fettina il passo è breve? Nella richiesta inviata da Modern Meadow al ministero dell’Agricoltura americano, scrive la rivista Time, si legge che «poiché la carne è un tessuto morto, la vascolarizzazione del prodotto finale è meno complicata che nelle applicazioni mediche».

Per ora il progetto è ancora all’inizio, anche a causa dei costi molto elevati e il primo passo sarà quello di creare un frammento di carne sintetica dalla lunghezza di circa 2,5 centimetri. La tecnologia secondo il Modern Meadow presenta molti vantaggi anche rispetto la produzione di carne in vitro e nonostante i costi all’inizio saranno eccessivi, gli ideatori del progetto sperano che con l’ottimizzazione della tecnologia e la produzione su larga scala, si ridurranno, fino ad essere competitivi con quelli della carne tradizionale.

Published by: armando spedicato

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